Autostima

L'autostima è una valutazione rispetto le informazioni contenute nel concetto di sé e deriva dai sentimenti che il soggetto ha nei confronti di sé stesso.

Possiamo esaminare l’autostima pensando al Sé percepito e al Sé ideale. Il Sé percepito coincide con il Concetto di Sé: una visione oggettiva di quelle abilità, caratteristiche e qualità che sono presenti e assenti. Il Sé ideale è l’immagine della persona che ci piacerebbe essere, non in modo frivolo - Vorrei essere una star del cinema, bensì piuttosto nel desiderio convinto di possedere determinate qualità…

La discrepanza tra sé percepito e ideale crea problemi di autostima. Che cosa significa avere una alta o bassa autostima?

Una buona autostima viene considerata una visione sana di Sé: avere realisticamente carenze e difetti ma non essere ipercritici nel considerarli.

Una persona con  una autostima positiva si valuta in modo positivo, e si sente bene in virtù dei suoi punti di forza, quali che siano.

L’autostima di una persona è basata sulla combinazione delle informazioni oggettive riguardo a se stesso e alla valutazione soggettiva di quelle informazioni.

Se per esempio un bambino conferisce un alto valore al fatto di essere uno studente brillante ma è invece soltanto uno studente medio, la sua autostima ne risentirà.

La maggior parte degli psicologi considera una autostima positiva il fattore centrale di un buon adattamento socio-emotivo.

Gli psicologi impegnati sia nella ricerca sia nel lavoro clinico hanno trovato continue conferme al fatto che l’autostima positiva è connessa a un funzionamento persoanale più felice e più efficace; per esempio la depressione è stata collegata a uno stile cognitivo che comporta una valutazione eccessivamente critica e negativa del Sé. Questo punto di vista è supportato dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (APA, 1987)che illustra i criteri usati più frequentemente negli Stati Uniti per porre diagnosi di disagi emotivi.

È importante specificare che l'autostima è un fattore evolutivo, che cambia nel tempo e subisce variazioni anche notevoli nel corso della vita. Non si nasce con la giusta autostima, essa va piuttosto coltivata, curata, alimentata durante il corso dell'esistenza. Se una bassa autostima si dimostra un fattore di ostacolo nella vita di una persona, allo stesso modo un'autostima eccessiva può avere effetti deleteri. Ad un estremo ci sono infatti coloro la cui autostima è bassa, all'altro estremo coloro che godono (soffrono) di eccessiva autostima, finendo spesso col sentirsi sempre sicuri di stessi e ritenendo di fare sempre la cosa giusta, anche quando le cose non stanno così. Queste ultime persone corrono il rischio di non "accorgersi" dei propri errori, dal momento che la loro sicurezza personale è così elevata da renderli incapaci di vedere alternative di comportamento diverse da quelle prese in considerazione. Si parla in questo caso di autostima ipersviluppata. Chi la possiede, come già accennato, si mostra particolarmente sicuro di sé, spesso orgoglioso, ma anche presuntuoso e testardo. Incapace di guardarsi indietro, di analizzare il proprio passato insieme agli errori commessi per trarne insegnamento.

Come frequentemente accade la virtù sta nel mezzo; nel caso dell'autostima questa affermazione è sicuramente appropriata. Una sana autostima si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a se stessi in modo realistico, positivo, rilevando i punti forti e quelli deboli, amplificando ciò che è positivo e migliorando quello che invece non lo è. Significa anche essere in grado di ammettere che c'è qualcosa che non va quando le circostanze lo richiedono. Una persona con una sana autostima non è infatti perfetta, ma al contrario di chi non si rispetta abbastanza sa come valorizzare le proprie abilità e capacità e come tenere sotto controllo i difetti e le parti del proprio carattere meno amate. La sana autostima è indipendente dal giudizio degli altri, è caratterizzata da una profonda conoscenza di se stessi, aiuta a mantenere i punti di forza ed a migliorare quelli di debolezza, promuove obiettivi stimolanti ma non eccessivi, spinge la persona al confronto con se stessa e con gli altri.


Smettendo di lavorare e lottare per migliorarsi continuamente si finisce per peggiorare, o semplicemente per rimanere ciò che si è per tutta la vita. A questo punto dovrebbe essere già visibile il legame tra bassa autostima e disturbi d'ansia; pensiamo per esempio alle fobie: chi ne soffre non è in grado di affrontare le sue paure, le quali finiscono per limitarne la vita ed il suo normale corso. Il fobico, ma anche il depresso, non possiedono sufficiente stima e fiducia in se stessi per poter reagire ai propri problemi; si sentono vittime indifese e incapaci di reagire, come se il loro nemico fosse inattaccabile e invincibile. La loro tendenza a svalutarsi è troppo accentuata per permettere una reazione. Tuttavia le cose non stanno realmente così, la causa risiede infatti in una percezione distorta e irrealistica di se stessi e, di conseguenza, del problema che li affligge. Anche nel disturbo di panico accade la stessa cosa, la persona prova la sensazione di essere totalmente in balia degli eventi, priva di qualsiasi tipo di controllo su di essi. Date queste premesse possiamo parlare di ansia e scarsa autostima come due aspetti dello stesso problema; così facendo, lavorando sul miglioramento della fiducia in se stessi si otterranno miglioramenti anche sull'altro versante.

Migliorare l'autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente e sforzarsi di pensare che lo si fa per se stessi e che un giorno, dopo un allenamento adeguato, non si proveranno più quelle spiacevoli sensazioni di inadeguatezza e finalmente sarà possibile prendere decisioni in modo autonomo, portarle avanti senza ripensamenti né il timore di aver commesso un tragico errore.

La prima cosa da fare per iniziare un percorso di miglioramento dell'autostima consiste nel lavorare sulle proprie convinzioni; si tratta di imparare a conoscersi meglio, analizzando il proprio mondo interiore in tutta la sua complessità, focalizzando l'attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche e soprattutto su quelli positivi. Nel farlo si deve essere obiettivi, e può essere utile farsi aiutare da una persona fidata, in grado quindi di vedere determinati aspetti del nostro carattere che possono sfuggirci. Per esempio si può avere la sensazione di non essere assolutamente in grado di fare una determinata cosa, ma allora perché non accantonarla momentaneamente e concentrarsi su qualcos'altro, anche piccolo, che si è capaci di fare? Tutti noi sappiamo fare qualcosa e il bello sta anche nella diversità, ossia nel fatto che non tutti sappiamo fare le stesse, c'è chi è bravo in un'attività, chi in un'altra. Ammetterlo è un inizio. Questo primo passo riguarda il sé percepito, il quale deve nel tempo divenire il più possibile realistico e obiettivo (sé reale).

D’altra parte è inutile e dannoso volere a tutti i costi qualcosa che al momento non siamo in grado di avere. Molto meglio prendere una nostra qualità positiva, seppur piccola, e cercare di sfruttarla al massimo, pensando a tutte le cose che potremmo ottenere sviluppandola a fondo. Un'altra tendenza di chi ha bassa autostima consiste nel porsi di proposito traguardi irraggiungibili, per potersi successivamente adagiarsi nella consapevolezza che non c'è nulla da fare per raggiungerli. Questo va evitato, in quanto risulta essere inutile e distruttivo.

Ognuno di noi ha la capacità di raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, a patto che siano realistici e scaturiscano dalla consapevolezza delle proprie potenzialità, non da desideri altrui o scelte ideali; inizialmente si potrà avere a che fare con obiettivi piccoli, in seguito si realizzeranno anche quelli più complessi e a prima vista difficilmente raggiungibili. L'autostima crescerà con l'aumentare degli obiettivi raggiunti e piano piano sembrerà più facile proseguire in questo percorso di costruzione di una sana autostima.

Restare bloccati a pensare di non farcela non aiuta a realizzare una conoscenza di sé adeguata per la nascita di una buona autostima, così come credere che i propri obiettivi siano troppo lontani. Il cammino è lungo, ma il risultato ripagherà tutta la fatica. 

Quando il soggetto o un familiare si accorge che soffre di bassa autostima a causa di un errore cognitivo, è appropriato un intervento per correggerlo.

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