Approccio terapeutico cognitivo-comportamentale

La psicoterapia con approccio cognitivo comportamentale fornisce delle modalità di pensiero e di comportamento alternative che permettono al soggetto di superare sintomi e disagio; le evidenze scientifiche al giorno d’oggi hanno dimostrato che questo tipo di terapia ha efficacia e influenza il sistema nervoso, in modi ben conosciuti, grazie al lavoro di colleghi che hanno creduto e che sono andati in America per la dimostrazione gli esiti positivi di questa terapia.

L’obiettivo principale della terapia cognitivo comportamentale è la modificazione dei pensieri distorti, delle emozioni disfunzionali e dei comportamenti che procurano disagio al paziente, che porta alla riduzione e all’eliminazione dei sintomi con miglioramenti duraturi nel tempo.

Si parte dall’assunto che non è  tanto la situazione in sé a determinare direttamente ciò che le persone provano, ma il modo in cui tale esperienza viene letta e interpretata.

La patologia in psicologia si definisce con quei disturbi che si presentano in assenza di alterazioni organiche, e non trovano altre possibili spiegazioni.

Un soggetto può ammalarsi e presentare un quadro sintomatologico che si caratterizza per modalità di pensiero e emotive che generalmente sono poco frequenti nella popolazione, in maniera spesso imprevista, anormale anche perché possono violare buone norme sociali…L’insieme di queste caratteristiche permette di definire un disagio in psicologia.

All’origine dei disturbi vi è, dunque, un modo distorto di pensare, che influenza in modo negativo l’umore e il comportamento del paziente.

Le relazioni sociali, attraverso le esperienze, portano le persone a maturare alcuni convincimenti e credenze  che possono variare nella loro correttezza e in base al grado di disagio che possono creare. Diventa allora indispensabile aiutare la persona a identificare i pensieri angoscianti e valutare quanto essi siano realistici, facendo emergere le interpretazioni errate per sostituirle con alternative più funzionali al benessere.

Per concludere posso dire che la terapia cognitivo comportamentale è:

Pratica: lo scopo della terapia si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici concreti. Alcune tipiche finalità includono la riduzione dei sintomi depressivi, l'eliminazione degli attacchi di panico e dell'eventuale concomitante agorafobia, la riduzione o l'eliminazione dei rituali compulsivi o dei comportamenti alimentari patologici, la promozione delle relazioni con gli altri, la diminuzione dell'isolamento sociale, e cosi via.

Collaborativa: terapeuta e paziente lavorano in condivisione per riconoscere e modificare le modalità di pensiero a partire dalle quali si originano i problemi emotivi e di comportamento. Il terapeuta propone le strategie cognitive e comportamentali per la soluzione dei problemi, il paziente avrà il compito di mettere in pratica e i comportamenti utili le strategie apprese durante gli incontri nell’intervallo tra una seduta e l'altra. .

Centrata allo scopo: all'inizio della terapia, dopo aver completato la valutazione diagnostica, vengono concordati gli obiettivi da raggiungere, viene stabilito un piano di lavoro che si adatti alle esigenze del singolo, vengono previsti i tempi e le modalità di verifica per il raggiungimento dei cambiamenti auspicati.

Centrata sul presente: il lavoro terapeutico, soprattutto quando mirato alla soluzione di sintomi specifici, si basa sull'elaborazione di quello che succede nella vita presente della persona. L'attenzione al passato e alla "storia" personale è sicuramente importante in fase diagnostica e in alcune categorie di intervento, ma generalmente la terapia cerca innanzi tutto di far uscire il paziente dal disagio in cui è caduto.

A termine: in genere gli interventi variano, in funzione del tipo di problema, dai tre ai dodici mesi mesi.

Dott.ssa Michela Bordignon

Specialista, con esperienza ventennale, in psicoterapia cognitivo-comportamentale e in disturbi del comportamento alimentare. Socio ordinario Società italiana di psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Nello specifico ha lavorato tra le prime in Italia nelle scuole di diversi ordini e grado con progetti di prevenzione sui disturbi alimentari, nonché presso il centro universitario di orientamento dell’Università di Venezia prevalentemente in qualità di consulente e  presso la psichiatria di Cittadella.  Ha curato la formazione di psicologi nell’ambito dei disturbi alimentari e obesità presso il Centro individuale di C.li. da.o, a Mira (Ve)

In Evidenza: Ansia e Depressione da evidenti traumatici come incidenti stradali, lutto, separazione

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