La psicologa risponde. Speranza per il futuro: alcune considerazioni

Passeggiando per una città del nord, vidi, domenica scorsa una donna sui 55 anni che chiedeva la carità con un cestino di vimini… Pensai alla povertà e ciò che può averla generata, dato quel rispettoso cestino di vimini…In un baleno, ora che rifletto, il pensiero va a chi vive per strada…

E della vita per strada, al contrario di quanto si pensa normalmente, non è quasi mai una scelta. E' eventualmente un "percorso obbligato" da una difficile storia personale in cui si sommano diversi elementi: "disgrazie", errori, malattie e delusioni. Ma soprattutto l'abbandono dell'ambiente sociale attorno. In molti casi è infatti proprio questa colpevole disattenzione a permettere la triste fine di una storia a volte solo "cominciata male". Il peso di questo abbandono è vissuto da queste persone come una condanna sociale e la paura di essere di nuovo delusi dalla vita impedisce in molti casi di trovare una via di uscita anche quando la si cerca disperatamente. Dietro l'apparente rifiuto di alcuni di essere aiutati, si nasconde la paura di essere ingannati ancora una volta: a questo bisogna aggiungere la difficoltà ad accettare la promiscuità dei centri di accoglienza o gli orari poco elastici, la paura della violenza e delle liti, il timore di essere derubati, l'incapacità a vivere con altri generata da tanti anni di isolamento.

Parlando con alcuni giovani delle Scuole Superiori, sento sempre più frequentemente frasi del tipo: “la professoressa mi ha detto che è tanto se troviamo un posto di cameriere…oppure …in momenti critici di scelta dell’indirizzo di studi, rimbombano forti frasi di adulti ben piazzati con il lavoro che manifestano tutta la preoccupazione per il futuro professionale e personale dei giovani di oggi…. “tanto non troverete lavoro”.

Per non parlare poi dei genitori in ansia che arrivano in consulenza presso lo studio, perché disorientati sul come comportarsi a fronte di figli che non studiano più, fuori corso all’università, e che si comportano in maniera irrispettosa a casa, tornando a tutte le ore, non pranzano con i genitori, sperperano quanto i genitori hanno costruito con molta fatica e lavoro..

Di qui spesso adulti e giovani, si isolano in mondi virtuali, computer, gioco d’azzardo, nonché, peggio si isolano dal mondo sociale per paura di altre delusioni…Così molte donne separate, ma anche padri lasciati in “braghe di tela” da ex mogli avide, per paura di essere di nuovo delusi dalla vita, non trovano alternative all’infelicità e precarietà proprio perché la paura delle liti, l’incapacità di fidarsi di nuovo, attanagliano le vite e le speranze di persone assolutamente intelligenti e meritevoli.

Per quanto riguarda i giovani, vorrei distinguere l’educazione dalla esigenza di lasciare degli spazi di indipendenza. Educare un giovane alla vita adulta non significa dare troppa libertà o lasciarlo solo, soprattutto in questi momenti storici in cui l’incertezza sociale ed economica e le difficoltà sono reali. Perché un giovane cresca forte, sicuro e responsabile i fondamenti dell’ educazione sono sempre validi: fermezza, ascolto, fiducia, responsabilità. Guidate i giovani, soprattutto i ribelli perché hanno più esigenza di tutti di motivazione e speranza. La paura a non farcela può portare, per reazione, a comportamenti violenti e antisociali.
Secondo la mia opinione i giovani vanno educati a lottare e non a lasciarsi andare senza speranze…Non sono spesso i giovani senza speranza ma a volte possono essere gli adulti che gliela rubano, anche inconsapevolmente e in maniera indiretta.

Credere in un futuro migliore è il primo passo per percorrere questa strada fino all’obiettivo, ragionevole della felicità, ahimè una vita ricca anche di sofferenze e di delusioni, per tutti.

Riporto alcune citazioni di autori o personaggi famosi

  • Le nubi a volte nascondono le stelle, ma le stelle sono sempre lì che brillano per te. Basta aspettare che passi il temporale. (Butterfly)
  • La speranza è un sogno fatto da svegli. (Aristotele)
  • Dobbiamo accettare la delusione che è limitata, ma non dobbiamo mai perdere l'infinita speranza. (Martin Luter King)
  • Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. (San Paolo)
  • Quello che si spera si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio. (Tommaso d'Aquino)
  • Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! (San Paolo)
  • Questo vuol dire, la speranza. Dare un nome di ricordo al destino. (Cesare Pavese)
  • Senza la speranza è impossibile trovare l'insperato. (Eraclito)
  • «Speranza», di fatto, è una parola centrale della fede biblica – al punto che in diversi passi le parole «fede» e «speranza» sembrano interscambiabili. (Papa Benedetto XVI)
  • Tutto quello che il mio ottimismo in relazione al presente può dare per il futuro è speranza. (Karl Popper)
  • Colui che ha salute ha speranza, colui che ha speranza ha tutto. (proverbio arabo)

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